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giovedì 10 maggio 2012

Conoscere il Codice della Strada: la guida in stato di ebbrezza e i giovani

Come iniziare un articolo che parli di guida in stato di ebbrezza? Parlando dei morti che ci sono ormai non più solo il week end ma praticamente tutti i giorni, oppure parlando di come lo Stato, gli agenti della polizia stradale (Carabinieri, Polizia Municipale, Polizia di Stato, ecc) cercano di contrastare questa epidemia, perché ormai di questo si tratta, un'epidemia che dilaga peggio di un virus aeriforme. Io inizio dicendo che questo problema è comune a tutti i paesi del mondo, la differenza sta solo nel modo in cui la legge interviene. In America per esempio vieni immediatamente arrestato se guidi in stato di ebbrezza, indipendentemente dal tasso alcolemico. In Italia non è così, con il tempo pensavo che la reazione normale di un paese di fronte ad un bollettino di guerra fosse quella di inasprire in modo determinante la normativa, introducendo istituti per i casi di recidiva, quali la revoca a vita della patente, come l'arresto in flagranza di reato per un tasso alcolemico molto alto, eppure non è così, il legislatore ha avuto nel corso degli anni un atteggiamento epilettico, da inasprimenti (peraltro sempre lievi) a depenalizzazioni delle varie figure di reato. Ora l'ultima modifica ha introdotto, con un nuovo articolo, il 186 bis del Codice della Strada, cioè la tolleranza zero nei confronti di alcune categorie di conducenti:

  • i minori di anni 21;
  • chi ha la patente da meno di 3 anni;
  • i conducenti di autoveicoli con m.p.c. superiore a 3,5 tonnellate;
  • i conducenti professionisti.
cosa vuol dire questo? Che queste categorie non possono risultare con un tasso alcolemico superiore allo zero, cioè tolleranza zero, praticamente non può bere prima di mettersi alla guida. Cosa comporta la violazione di questa norma? La commissione di un reato? No, solo sanzioni amministrative, quindi una sanzione pecuniaria oltre a sanzioni accessorie. Non solo ma la prima ipotesi dell'art. 186 del C.d.S. che prima era reato è stato depenalizzato, quindi solo sanzione amministrativa, riassumendo:

  • da 0,00 a 0,50 g/l di alcol = sanzioni amministrative solo per le categorie elencate sopra (art. 186 bis);
  • da 0,50 a 0,80 g/l di alcol = sanzioni amministrative per tutti (per le categorie sopra elencate è previsto un aumento della sanzione come aggravante) artt. 186 comma 2 lettera a + 186 bis;
  • da 0,80 a 1,50 g/l di alcol = reato, denuncia all'autorità giudiziaria per tutti (per le categorie sopra elencate è previsto un aumento delle pene previste aumentate come aggravante) artt. 186 comma 2 lettera b + 186 bis;
  • superiore ad 1,50 g/l di alcol =  reato, denuncia all'autorità giudiziaria per tutti (per le categorie sopra elencate è previsto un aumento delle pene previste aumentate come aggravante) artt. 186 comma 2 lettera c + 186 bis;
Ovviamente c'è sempre il rifiuto a sottoporsi all'accertamento con l'etilometro che comporta la denuncia e l'applicazione delle sanzioni previste per l'art. 186 comma 2 lettera c del C.d.S.

Come potete notare la normativa è alquanto complessa, io mi sono soffermato in modo generico sul tema, ma ve lo posso assicurare, e gli addetti ai lavori, i colleghi, lo sanno. Io mi auguro che il Parlamento operi in favore della sicurezza stradale e non di quelle lobby che rappresentano gli interessi dei venditori di alcol o dei locali serali e notturni. Inoltre ragazzi, se guidate non bevete, se bevete non guidate, vi raccomando.





Giuseppe Falcone
Agente ribelle

mercoledì 9 maggio 2012

Riforma della polizia locale. Quando arriverà?

Traggo spunto dalla storia di cui inserisco il link per dire cosa penso relativamente alla mancata riforma della polizia locale. L'attuale legge risale all'86 la numero 65 (L. 65/86). Già da allora, quando fu approvata, si pensava a modificarla perché non rispondeva alle reali esigenze della comunità in cui operava ed opera, soprattutto per la mancanza di tutele giuridiche che gli operatori subivano. Una piccola premessa, gli agenti della polizia municipale hanno in tutto e per tutto le stesse qualifiche delle altre forze di polizia, sono agenti di polizia giudiziaria, agenti di pubblica sicurezza (in ausilio quando richiesto), agenti di polizia stradale, agenti di polizia amministrativa, etc., l'unica differenza è nel territorio, in quanto operano funzionalmente solo nell'ambito del comune di appartenenza e nel tempo, svolgendo funzioni di polizia giudiziaria solo durante il servizio. Come avrete notato stesso carico di lavoro, ma senza offesa, molto più usurante del loro in quanto svolgendo i classici compiti di istituto, quale la polizia stradale e quindi viabilità, siamo più soggetti a malesseri fisici. Una delle prime cose strane è che nonostante quanto appena detto, noi non percepiamo una indennità di usura che invece prendono le altre forze di polizia (perché mai???), non abbiamo indennità di polizia giudiziaria come gli altri colleghi, percepiamo una indennità onnicomprensiva detta di vigilanza che dovrebbe compensare le varie funzioni sopra dette. L'arma in dotazione se per errore, fuori servizio, usciamo dal territorio di appartenenza, commetteremmo un reato (fortunatamente putativo) perché noi l'arma la possiamo portare anche fuori servizio ma sempre e solo nel Comune da cui dipendiamo, assurdo no? Poi, esistono polizie locali di primo e secondo ordine ma anche di terzo e quarto ordine, cosa voglio dire? Che la polizia locale di Milano è diversa da quella di Reggio Calabria, quella di Bergamo altrettanto rispetto a quella di Messina, etc., ciò si traduce in organizzazione lavorativa diversa, migliore efficienza, migliori condizioni lavorative, più soddisfazione economica, e così via. E' da parecchi anni che si parla di riforma della polizia locale, come anche di ridurre le varie forze di polizia secondo una direttiva dell'Unione Europea, visto che l'Italia è l'unico paese con tante polizie con compiti che si sovrappongono inutilmente, quindi perché non utilizzare il modello americano, una polizia di stato che si occupa di reati importanti e che richiedono il coordinamento nazionale e con il resto del mondo ed una polizia appunto locale che si occupa di microcriminalità, di preservare la tranquillità della comunità in cui opera, ovviamente coordinando il tutto con le la polizia di stato, insomma una fbi all'italiana e una polizia stile NYPD. Non è fantascienza, anzi, quindi accorpamento dei carabinieri, della polizia di stato, della guardia di finanza, del corpo forestale in un unico corpo con all'interno varie specializzazioni ed una polizia locale magari a livello regionale. In Parlamento ci sono depositate varie proposte di legge e disegni di legge inerenti la riforma, alcune ad iniziativa popolare altre da parte di alcuni parlamentari, ma sono ferme, ogni tanto se ne parla ma poi tutto si ferma, a nessuno interessa. Poi si mettono le amministrazioni locali a complicare il tutto, utilizzando per propri fini gli operatori della polizia municipale, decidendo cosa è giusto e cosa no. Insomma, cari politici, muovetevi, ora sono 26 anni che aspettiamo.

Notizia: fonte ASAPS

Giuseppe Falcone
Agente ribelle